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    Il reflusso gastro-esofageo

    Dott. Della Casa Giovanni
    Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva.

    L’interno dello stomaco è un ambiente acido (pH 2) determinato dalla produzione, da parte delle cellule che rivestono la sua parete, di un succo gastrico acido, le cui caratteristiche sono utili per la digestione, in particolare della carne, e funzionali all’inattivazione di germi ingeriti per via alimentare. Naturalmente la parete dello stomaco ha caratteristiche strutturali che le permettono di non risentire dell’acidità presente al suo interno. Non è così invece per l’esofago, per il quale il succo gastrico risulta irritante. Per questo l’esofago è separato dallo stomaco da una valvola, che si chiama cardias, che non è altro che un anello muscolare (sfintere) che si apre quando il bolo alimentare transita dall’esofago allo stomaco e rimane chiuso per il restante tempo.

    Articoli-Il-reflusso-gastro-esofageo-01Quando questa valvola non “chiude” bene, si ha il reflusso gastro-esofageo: la parete dell’esofago rimane per un periodo più o meno lungo a contatto col succo gastrico acido e questo dà luogo a sintomi (soprattutto bruciore che risale lungo il petto, ma talvolta anche violento dolore nella parte bassa del petto che può irradiarsi a destra e a sinistra, talvolta rigurgiti di succo gastrico acido in faringe che possono nel tempo dare faringite cronica e anche tosse) e, in una percentuale di circa il 10% di coloro che hanno sintomi da reflusso, ad alterazioni croniche infiammatorie del tratto inferiore (quello più a contatto col succo gastrico) dell’esofago (esofagite da reflusso) che possono condurre nel corso degli anni ad alterazioni morfologiche chiamate “esofago di Barrett” che sono un terreno favorente la comparsa dell’adenocarcinoma dell’esofago.
    Le condizioni in grado di favorire il cattivo funzionamento del cardias possono essere: -uno scarso tono contrattile a riposo del cardias stesso -una condizione anatomica (ernia iatale) in cui il cardias è più o meno risalito al di sopra del diaframma (normalmente è a livello del diaframma, inserito in un apertura dello stesso che si chiama iato diaframmatico e che contribuisce a renderlo perfettamente continente) –una scarsa capacità della forza contrattile esofagea che normalmente antagonizza la tendenza al reflusso.
    Più genericamente, la comparsa di reflusso gastro-esofageo è favorita dall’aumento di volume e di adiposità a livello addominale, che comportano un’aumentata pressione addominale e quindi una tendenza alla risalita del cardias. Si capisce così perché il reflusso sia una patologia in aumento nelle società occidentali, come l’obesità e il diabete. Si calcola che della nostra popolazione adulta non meno del 20% soffra, almeno saltuariamente, di sintomi da reflusso.

    Articoli-Il-reflusso-gastro-esofageo-02La diagnosi di reflusso gastro-esofageo è basata sostanzialmente sulla presenza e sulle caratteristiche dei sintomi. Quando il disturbo è episodico, poco frequente, transitorio, correlato di solito a disordini alimentari, non si pone l’indicazione ad eseguire gastroscopia, che comunque non serve per fare diagnosi di reflusso (che non è in grado di evidenziare) ma diventa utile, soprattutto in casi di sintomatologia persistente, per rilevare la presenza o meno di esofagite, che impone un approccio terapeutico più intenso e prolungato e controlli più attenti e frequenti, e per vedere se esistono situazioni anatomiche predisponenti al reflusso come, soprattutto, l’ernia iatale.
    In caso di reflusso gastro-esofageo, preliminarmente rispetto alla terapia farmacologica o contestualmente ad essa, è utile apportare alcune modifiche allo stile di vita e alle abitudini alimentari e di comportamento:
    -dimagrire se si è sovrappeso in modo da ridurre il volume addominale
    -dormire col tronco lievemente sollevato (20°-30°: un cuneo sotto il materasso in corrispondenza del tronco o disponendo più cuscini per ottenere lo stesso risultato) -non coricarsi prima che siano passate 2-3 ore dal pasto

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    -smettere di fumare
    -evitare pasti copiosi (meglio frazionarli in piccoli pasti) ed evitare cibi ricchi di grassi, caffè, alcool, coca-cola, menta (la menta riduce il tono del cardias).
    Tali misure danno di solito giovamento, ma il più delle volte diventa necessario ricorrere anche a terapia farmacologica, terapia che andrà modulata in base alle caratteristiche di intensità e frequenza della sintomatologia e alla presenza o meno di esofagite, da un semplice antiacido (Maalox, Riopan, ecc.) al bisogno o a orari fissi, all’alginato (Gaviscon, ecc.) dopo i pasti e al momento di coricarsi, all’utilizzo per periodi limitati o più o meno prolungati di farmaci antisecretori di cui i più efficaci sono omeprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, pantoprazolo, ecc. Questi ultimi hanno la capacità di ridurre drasticamente l’acidità gastrica eliminando non il reflusso in sé ma l’effetto irritante dello stesso sull’esofago.
    Esiste anche una terapia chirurgica del reflusso gastro-esofageo, che consiste nel migliorare la “tenuta” del cardias avvolgendo attorno all’ultima parte dell’esofago il fondo gastrico, tutto o in parte.

    Articoli-Il-reflusso-gastro-esofageo-04Tale intervento viene ora di solito eseguito in videolaparoscopia e va riservato, secondo la maggior parte delle linee guida internazionali, ai pazienti con risposta insufficiente alla terapia medica continua massimale con antisecretori e ai pazienti giovani, con malattia da reflusso severa, che sarebbero costretti a un trattamento farmacologico per tutta la vita.

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